Playing with my new (photo) baby

Hello folks

I have a new baby (I’m talking about photo equipment!): a brand new Fuji X-E1.

I love what Fuji is doing: a fantastic XTrans Sensor and a Leica-like mirrorless.

I like travelling light, so this baby is what I need: now I often leave my Nikon gear at home.

The following pictures are jpeg straight out of camera from iso 400 and up because I like handheld photography in low light.

The subject is an old manor (Villa Bottini) in Lucca, Italy, and some trees in its garden (all B&W By), plus a little market, in Lucca again.

Hope you’ll like them.

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Arte funeraria | Funeral Art

Bentornati.

Prima di tutto un saluto ai miei nuovi amici di fotografia incontrati al workshop di Jodi Bieber fatto a novembre, a Lucca.

Eccoci ad un nuovo progetto, questa volta abbastanza particolare: un viaggio per cimiteri di campagna e non.

Sono da sempre interessato agli esempi artistici che l’uomo si lascia alle spalle quando il destino decide che debba lasciare questo mondo: dalle tombe più semplici alle cappelle più imponenti… e non ho fotografato cimiteri monumentali, come quelli di Roma e Milano.

Anzi: sono andato in cerca di piccoli cimiteri di campagna per la Toscana, per scoprire angoli, costruzioni, scorci particolari (come il cimitero di Portovenere, una splendida terrazza verso il mare).

Lo so, l’argomento può lasciare perplessi: vi assicuro, i cimiteri sono luoghi vivi, e a loro modo affascinanti.

Un click sulla foto sotto per “rabbrividire” con me.

Goodbye Steve!

Sono un fan di Apple e devo a Steve l’aver trovato piacere a vedere e toccare le sue creazioni, utensili di tutti i miei giorni di lavoro.

A lui dedico una poesia della mia poetessa preferita, Wisława Szymborska.

“Qualche parola sull’anima”

L’anima la si ha ogni tanto,

nessuno la ha di continuo, per sempre.

Giorno dopo giorno,

anno dopo anno,

possono passare senza di lei.

A volte nidifica un po’ più a lungo,

sole in estasi e paura dell’infanzia,

a volte solo nello stupore dell’essere vecchi.

Di rado ci dà una mano in occupazioni faticose,

come spostare mobili, portare valigie

o percorrere le strade con scarpe strette,

quando si compilano moduli,

si trita la carne,

di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre conversazioni

partecipa ad una,

ed anche a questo non necessariamente,

poiché preferisce il silenzio,

quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,

smonta di turno, alla chetichella,

è schifettosa,

non le piace vederci nella folla,

il nostro lottare per un vantaggio qualunque

e lo strepito degli affari, la disgusta,

gioia e tristezza

non sono per lei due sentimenti diversi,

è presente accanto a noi

solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei

quando non siamo sicuri di niente

e curiosi di tutto,

tra gli oggetti materiali

le piacciono gli orologi a pendolo

e gli specchi, che lavorano con zelo

anche quando nessuno guarda.

Non dice da dove viene

e quando sparirà di nuovo,

ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che

così come lei a noi,

anche noi siamo necessari a lei,

per qualcosa.

Ex Manifattura Tabacchi – Lucca

Ai primi di dicembre sono andato a vedere qualche mostra foto/video di LDPF 2010 presso la vecchia Manifattura Tabacchi di Lucca.

Per l’occasione era aperta al pubblico qualche sala: così dopo aver visto le mostre (con alterne sensazioni, vedi un mio post al riguardo) ho deciso di indossare i panni di Indiana Jones e lanciarmi nell’esplorazione del grande (ormai ex ) fabbrica .

Perchè Indiana Jones, direte? Perché questa immensa struttura è ormai abbandonata dal 2004 e i suoi locali furono svuotati quando venne deciso di spostare la produzione in una nuova struttura fuori Lucca.

Sono affascinato dai dinosauri industriali, dalle strutture dove per anni hanno vissuto e lavorato centinaia di esseri umani, e che ora sono vuote eppur piene di testimonianze di quello che fu.

E cosa fu la Manifattura Tabacchi di Lucca? Senza inventarmi nulla della sua gloriosa storia riporto un breve estratto trovato qua (un estratto della ricerca storica curata dalla Prof.ssa Simonetta Simonetti sulla Manifattura Tabacchi di Lucca):

Nel 1861 quattro erano le Manifatture di tabacco in Toscana (Firenze, Lucca, Massa Carrara e Capraia,queste due ultime soppresse nel 1865) su 15 esistenti in Italia (alle dipendenze del Ministero delle Finanze: Bologna, Cagliari, Chiaravalle, Milano, Modena, Napoli, Sestri,Torino,Torino Parco, più Verona e Roma). L’istituzione della Regia cointeressata a Lucca è del 1865. Dopo l’Unità d’Italia l’organico della Regia Manifattura era così composto: 13 ufficiali superiori, 165 tra ufficiali inferiori, operai e giornaliere,un totale di 500 sigaraie “cottimanti” che provvedevano alla intera richiesta di produzione.Le cottimanti erano per lo più molto giovani, ragazze, bambine di 11 anni qualificate come fanciulle avventizie fino ai 15 anni, da quella età ai 17 anni venivano inquadrate come avventizie in ruolo.”

Un’altra bella testimonianza di cosa fu la Manifattura per Lucca ed i Lucchesi è il libro “La manifattura Tabacchi di Lucca; una fabbrica, una storia” di Paolo Folcarelli, recensito qua.

Come vedete la struttura era viva e pulsante e per tante persone è stata fonte di lavoro per una vita intera, come ci testimonia anche Susanna, collega di Micromosso, nipote di un lavoratore della Manifattura (qua).

Ritornando al vostro blogger, posso dire che ho vagato in ogni anfratto accessibile (anche se a parte della struttura non sono riuscito ad accedere), solo soletto come se fossi l’unico sopravvissuto dopo una guerra (chimica, nucleare?), fotografando ed immaginando cosa potesse contenere ogni stanza, sgabuzzino, sottoscala.

E’ stata un’esperienza strana: sono molto attratto da situazioni o luoghi dove si misura palpabile l’assenza, la mancanza di qualcosa, anche se quasi sempre è solo uno stato temporaneo. Questa transitorierà nel caso della Manifattura è assente: un senso forte di abbandono, di inutilizzo mi ha invaso piano piano mentre fotografavo, e devo dire che quando alla fine sono uscito e sono ritornato per strada ero sollevato nel vedere che intorno a me si muovevano persone, sentivo rumori … insomma, c’era vita!

Ecco un’altra cosa strana: la Manifattura è dentro le mura cittadine e nonostante questo al suo interno arrivano suoni soffocati, come se un immenso aspirapolvere avesse aspirato con le persone i loro suoni, le parole e i rumori che ci circondano dalla mattina alla sera.

E’ come se sulla Manifattura fosse calata per sempre una notte senza fine.

Di seguito potete vedere le mie foto e quello che i mie occhi hanno sentito.

Manfattura Tabacchi di Lucca

Link utili

Archivio Fotografico Lucchese

Le Sigaraie di Lucca

La disciplina del lavoro: operai, macchine e fabbriche nella storia italiana

La testimonianza di un figlio di sigaraia a Lucca (Gavorchio)

grandifoto.info [aggiornamento – update]

Ciao a tutti.

Ho appena finito il restyling del mio sito con nuovi contenuti (“mie ricerche” e “sport”).

Fra un uovo e l’altro andate a dare un’occhiata e sappiatemi dire: www.grandifoto.info.

Buona Pasqua a tutti!

Hi folks!

I’ve updated my web site with brand new pictures and styles. 

So, take a look at www.grandifoto.info

Happy Easter!

Is Apple God?

[Fool.tv]

Everyone knows that Apple (Nasdaq: AAPL) has an insanely passionate following of shareholders and customers. Today, there may be confirmation that that passion has gone a bit too far.

According to a recent paper published by college professors at York University and San Francisco State University, the Apple community is starting to much more closely resemble a religion (or even a cult) than a typical Fortune 500 Company. Yes, it’s getting weird.

Fool Nick Kapur adds his two cents on fanatical Apple fanboys, and explains why this isn’t such a blasphemous situation. He says plenty of companies have devoted followers, including Starbucks (Nasdaq: SBUX) and American Express (NYSE: AXP), and they all have one thing in common: very successful stocks.

Lucca Digital Photo Festival 2010

Ciao a tutti.

Questa volta posto una specie di “recensione” sull’evento che ogni anno (da 6) si ripete a Lucca.

E’ un festival grazie al quale sono allestite varie mostre foto e video sparse per tutta la città di Lucca: fin qui niente di male, anzi!

E’ davvero bello passeggiare per Lucca e scoprire in chiese, chiostri ed ex-fabbriche, fotografie da tutto il mondo, specialmente quelle del World Press Photo (WPP).

Però qualcuno mi dovrebbe spiegare quale sia il razionale che ha spinto gli organizzatori a presentare del materiale così “particolare”.

Non riesco a capire cosa c’entri con la fotografia un lavoro come quello di Sandy Skoglund (sito): lavoro probabilmente di altissima caratura artistica, dove però la fotografia è solo un supporto per rappresentare installazioni visionarie che sinceramente ho avuto qualche difficoltà a comprendere.

E che dire della mostra di Jan Suadek (sito)? Una sequenza di nudi oscillanti fra il cattivo gusto e l’onirica volgarità, il tutto presentato in uno stanzone ormai disadorno delle ex-manifatture tabacchi, sotto un’impietosa luce gialloverde.

Probabilmente il mio gusto fotografico è troppo lontano da tali esempi.

Non perdo tempo a commentarvi le mostre di Francesca Woodman, Paola Binante (“Paralipomeni” (qua), mostra fiacca nascosta da un parolone che viene usato, come già in ambito biblico, per indicare un’aggiunta di cose precedentemente tralasciate, dal greco paraleipómena, a sua volta da paralèipô, appunto omettere, tralasciare), Missirkov/Bogdanov (“Cvetana Maneva” (qua)): anche qua nessuna scintilla è scoccata, e me ne sono andato via deluso ogni volta.

Più sulle mie corde il reportage sui Rom di Sara Munari: tema difficilissimo, svolto a mio parere in punta di piedi, lasciandosi alle spalle i soliti pregiudizi.

Andando avanti potremmo chiederci perchè sacrificare l’esposizione del WPP? La location era meravigliosa, la Chiesa dei Servi, con i marmi policromi delle pareti che si mescolavano con i colori delle foto, di numero tristemente scarno: una dei fiori all’occhiello del LDPF così sacrificato?

Fortuna che ho potuto ammirare le mostre di Giorgia Florio (sito) e Donna Ferrato (sito): ottimi esempi di fotogiornalismo o almeno di storie raccontate tramite le foto, dove si può apprezzare il messaggio e la visione che il fotografo ci ha voluto donare.

Un’altra iniziativa che mi è piaciuta molto è stata la serie di lectures organizzate in modo che i fotografi potessero descrivere se stessi, il proprio lavoro e le proprie aspirazioni: davvero carismatica è stata quella di Giulia Florio, interessante quella con i vincitori italiani al WPP 2010 (peccato che quasi tutti non fossero presenti, a parte Ausili, il cui racconto sui mattatoi colpisce davvero allo stomaco).

Notevole la mostra di Michel Comte (“Not Only Women”) al L.u.C.C.A. (Lucca Center of Contemporary Art): le donne da lui fotografate non sono mai oggetti, sono sempre soggetti che, con la sua arte, il fotografo riesce a trasformare in icone della femminilità contemporanea (dalla presentazione della mostra), riassumendo una gran parata di gnocche!

Direi un bilancio in chiaro/scuro: purtroppo ho l’impressione che man mano che gli anni passano la qualità generale delle opere esposte vada a calare, o almeno ad allontanarsi dal mio gusto.

Un piccolo slide show di quanto ho visto delle mostre di LPDF (con musica dei Depeche Mode!) … basta un click sull’immagine sotto.

Lucca Digital Photo Fest 2010

Hello folks.

This post is a review about Lucca Digital Photo Festival 2010, an event that takes place in Lucca every year (since 2005).

All exhibitions are hosted in many places in the city of Lucca.

It’s really nice to walk in to discover Lucca and churches, cloisters and former factories, places full of photographs from around the world, especially those of the World Press Photo (WPP).

But someone should tell us what’s the rationale that has driven the organizers.

I cannot understand what has to do with photography the exhibition of Sandy Skoglund (site): maybe she’s an artist, but photography is only a visionary support for her installations.

And what about the exhibition of Jan Suadek’s work (site)? A sequence of naked varying between bad taste and vulgarity dream, all presented in an empty, big room of the former tobacco factory of Lucca (aka Manifattura Tabacchi Lucca), in a pitiless light yellow-green.

Probably my photographic mood is too far from these examples.

I don’t waste time to comment on the exhibition of Francesca Woodman, Paola Binante (“Paralipomeni” (here), a weak show hidden by a big word that is used, as in the biblical context, to indicate the addition of things previously left out, from the greek paraleipómena in turn by paralèipô, just omit, leave out), Missirkov / Bogdanov (“Cvetan Maneva”).

Going forward we might ask why WPP exhibition was so sacrificed? The location was wonderful, the Church of the Servants, with multi-colored marble walls that blend with the colors of the photos: but why lacking in quantity?

I was really lucky to admire the exhibits Giorgia Florio (site) and Donna Ferrato (site), excellent examples of photojournalism, of stories told through photos, where you can appreciate the message and vision that the photographers wanted us to donate.

Another initiative that I really liked was the series of lectures organized so that photographers could describe themselves, their work and their aspirations: the best one was Giulia Florio, another interesting one was the italian winners of the WPP 2010 (pity that almost all were not present, apart from Ausili, whose story about slaughterhouses really hits the stomach).

The remarkable exhibition of Michel Comte (“Not Only Women”) at Lu.c.c.a. (Lucca Center of Contemporary Art): this exhibition arises from an assumption that all too often the fashion portrait, in particular the female one, only has to be studied from iconographic and stylistic points of view. Michel Comte overturns this assumption.

A small slide show of what I have seen exhibitions of LPDF (with music by Depeche Mode) … just click the image above.