Playing with my new (photo) baby

Hello folks

I have a new baby (I’m talking about photo equipment!): a brand new Fuji X-E1.

I love what Fuji is doing: a fantastic XTrans Sensor and a Leica-like mirrorless.

I like travelling light, so this baby is what I need: now I often leave my Nikon gear at home.

The following pictures are jpeg straight out of camera from iso 400 and up because I like handheld photography in low light.

The subject is an old manor (Villa Bottini) in Lucca, Italy, and some trees in its garden (all B&W By), plus a little market, in Lucca again.

Hope you’ll like them.

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Ex Manifattura Tabacchi – Lucca

Ai primi di dicembre sono andato a vedere qualche mostra foto/video di LDPF 2010 presso la vecchia Manifattura Tabacchi di Lucca.

Per l’occasione era aperta al pubblico qualche sala: così dopo aver visto le mostre (con alterne sensazioni, vedi un mio post al riguardo) ho deciso di indossare i panni di Indiana Jones e lanciarmi nell’esplorazione del grande (ormai ex ) fabbrica .

Perchè Indiana Jones, direte? Perché questa immensa struttura è ormai abbandonata dal 2004 e i suoi locali furono svuotati quando venne deciso di spostare la produzione in una nuova struttura fuori Lucca.

Sono affascinato dai dinosauri industriali, dalle strutture dove per anni hanno vissuto e lavorato centinaia di esseri umani, e che ora sono vuote eppur piene di testimonianze di quello che fu.

E cosa fu la Manifattura Tabacchi di Lucca? Senza inventarmi nulla della sua gloriosa storia riporto un breve estratto trovato qua (un estratto della ricerca storica curata dalla Prof.ssa Simonetta Simonetti sulla Manifattura Tabacchi di Lucca):

Nel 1861 quattro erano le Manifatture di tabacco in Toscana (Firenze, Lucca, Massa Carrara e Capraia,queste due ultime soppresse nel 1865) su 15 esistenti in Italia (alle dipendenze del Ministero delle Finanze: Bologna, Cagliari, Chiaravalle, Milano, Modena, Napoli, Sestri,Torino,Torino Parco, più Verona e Roma). L’istituzione della Regia cointeressata a Lucca è del 1865. Dopo l’Unità d’Italia l’organico della Regia Manifattura era così composto: 13 ufficiali superiori, 165 tra ufficiali inferiori, operai e giornaliere,un totale di 500 sigaraie “cottimanti” che provvedevano alla intera richiesta di produzione.Le cottimanti erano per lo più molto giovani, ragazze, bambine di 11 anni qualificate come fanciulle avventizie fino ai 15 anni, da quella età ai 17 anni venivano inquadrate come avventizie in ruolo.”

Un’altra bella testimonianza di cosa fu la Manifattura per Lucca ed i Lucchesi è il libro “La manifattura Tabacchi di Lucca; una fabbrica, una storia” di Paolo Folcarelli, recensito qua.

Come vedete la struttura era viva e pulsante e per tante persone è stata fonte di lavoro per una vita intera, come ci testimonia anche Susanna, collega di Micromosso, nipote di un lavoratore della Manifattura (qua).

Ritornando al vostro blogger, posso dire che ho vagato in ogni anfratto accessibile (anche se a parte della struttura non sono riuscito ad accedere), solo soletto come se fossi l’unico sopravvissuto dopo una guerra (chimica, nucleare?), fotografando ed immaginando cosa potesse contenere ogni stanza, sgabuzzino, sottoscala.

E’ stata un’esperienza strana: sono molto attratto da situazioni o luoghi dove si misura palpabile l’assenza, la mancanza di qualcosa, anche se quasi sempre è solo uno stato temporaneo. Questa transitorierà nel caso della Manifattura è assente: un senso forte di abbandono, di inutilizzo mi ha invaso piano piano mentre fotografavo, e devo dire che quando alla fine sono uscito e sono ritornato per strada ero sollevato nel vedere che intorno a me si muovevano persone, sentivo rumori … insomma, c’era vita!

Ecco un’altra cosa strana: la Manifattura è dentro le mura cittadine e nonostante questo al suo interno arrivano suoni soffocati, come se un immenso aspirapolvere avesse aspirato con le persone i loro suoni, le parole e i rumori che ci circondano dalla mattina alla sera.

E’ come se sulla Manifattura fosse calata per sempre una notte senza fine.

Di seguito potete vedere le mie foto e quello che i mie occhi hanno sentito.

Manfattura Tabacchi di Lucca

Link utili

Archivio Fotografico Lucchese

Le Sigaraie di Lucca

La disciplina del lavoro: operai, macchine e fabbriche nella storia italiana

La testimonianza di un figlio di sigaraia a Lucca (Gavorchio)

grandifoto.info [aggiornamento – update]

Ciao a tutti.

Ho appena finito il restyling del mio sito con nuovi contenuti (“mie ricerche” e “sport”).

Fra un uovo e l’altro andate a dare un’occhiata e sappiatemi dire: www.grandifoto.info.

Buona Pasqua a tutti!

Hi folks!

I’ve updated my web site with brand new pictures and styles. 

So, take a look at www.grandifoto.info

Happy Easter!

Lucca Digital Photo Festival 2010

Ciao a tutti.

Questa volta posto una specie di “recensione” sull’evento che ogni anno (da 6) si ripete a Lucca.

E’ un festival grazie al quale sono allestite varie mostre foto e video sparse per tutta la città di Lucca: fin qui niente di male, anzi!

E’ davvero bello passeggiare per Lucca e scoprire in chiese, chiostri ed ex-fabbriche, fotografie da tutto il mondo, specialmente quelle del World Press Photo (WPP).

Però qualcuno mi dovrebbe spiegare quale sia il razionale che ha spinto gli organizzatori a presentare del materiale così “particolare”.

Non riesco a capire cosa c’entri con la fotografia un lavoro come quello di Sandy Skoglund (sito): lavoro probabilmente di altissima caratura artistica, dove però la fotografia è solo un supporto per rappresentare installazioni visionarie che sinceramente ho avuto qualche difficoltà a comprendere.

E che dire della mostra di Jan Suadek (sito)? Una sequenza di nudi oscillanti fra il cattivo gusto e l’onirica volgarità, il tutto presentato in uno stanzone ormai disadorno delle ex-manifatture tabacchi, sotto un’impietosa luce gialloverde.

Probabilmente il mio gusto fotografico è troppo lontano da tali esempi.

Non perdo tempo a commentarvi le mostre di Francesca Woodman, Paola Binante (“Paralipomeni” (qua), mostra fiacca nascosta da un parolone che viene usato, come già in ambito biblico, per indicare un’aggiunta di cose precedentemente tralasciate, dal greco paraleipómena, a sua volta da paralèipô, appunto omettere, tralasciare), Missirkov/Bogdanov (“Cvetana Maneva” (qua)): anche qua nessuna scintilla è scoccata, e me ne sono andato via deluso ogni volta.

Più sulle mie corde il reportage sui Rom di Sara Munari: tema difficilissimo, svolto a mio parere in punta di piedi, lasciandosi alle spalle i soliti pregiudizi.

Andando avanti potremmo chiederci perchè sacrificare l’esposizione del WPP? La location era meravigliosa, la Chiesa dei Servi, con i marmi policromi delle pareti che si mescolavano con i colori delle foto, di numero tristemente scarno: una dei fiori all’occhiello del LDPF così sacrificato?

Fortuna che ho potuto ammirare le mostre di Giorgia Florio (sito) e Donna Ferrato (sito): ottimi esempi di fotogiornalismo o almeno di storie raccontate tramite le foto, dove si può apprezzare il messaggio e la visione che il fotografo ci ha voluto donare.

Un’altra iniziativa che mi è piaciuta molto è stata la serie di lectures organizzate in modo che i fotografi potessero descrivere se stessi, il proprio lavoro e le proprie aspirazioni: davvero carismatica è stata quella di Giulia Florio, interessante quella con i vincitori italiani al WPP 2010 (peccato che quasi tutti non fossero presenti, a parte Ausili, il cui racconto sui mattatoi colpisce davvero allo stomaco).

Notevole la mostra di Michel Comte (“Not Only Women”) al L.u.C.C.A. (Lucca Center of Contemporary Art): le donne da lui fotografate non sono mai oggetti, sono sempre soggetti che, con la sua arte, il fotografo riesce a trasformare in icone della femminilità contemporanea (dalla presentazione della mostra), riassumendo una gran parata di gnocche!

Direi un bilancio in chiaro/scuro: purtroppo ho l’impressione che man mano che gli anni passano la qualità generale delle opere esposte vada a calare, o almeno ad allontanarsi dal mio gusto.

Un piccolo slide show di quanto ho visto delle mostre di LPDF (con musica dei Depeche Mode!) … basta un click sull’immagine sotto.

Lucca Digital Photo Fest 2010

Hello folks.

This post is a review about Lucca Digital Photo Festival 2010, an event that takes place in Lucca every year (since 2005).

All exhibitions are hosted in many places in the city of Lucca.

It’s really nice to walk in to discover Lucca and churches, cloisters and former factories, places full of photographs from around the world, especially those of the World Press Photo (WPP).

But someone should tell us what’s the rationale that has driven the organizers.

I cannot understand what has to do with photography the exhibition of Sandy Skoglund (site): maybe she’s an artist, but photography is only a visionary support for her installations.

And what about the exhibition of Jan Suadek’s work (site)? A sequence of naked varying between bad taste and vulgarity dream, all presented in an empty, big room of the former tobacco factory of Lucca (aka Manifattura Tabacchi Lucca), in a pitiless light yellow-green.

Probably my photographic mood is too far from these examples.

I don’t waste time to comment on the exhibition of Francesca Woodman, Paola Binante (“Paralipomeni” (here), a weak show hidden by a big word that is used, as in the biblical context, to indicate the addition of things previously left out, from the greek paraleipómena in turn by paralèipô, just omit, leave out), Missirkov / Bogdanov (“Cvetan Maneva”).

Going forward we might ask why WPP exhibition was so sacrificed? The location was wonderful, the Church of the Servants, with multi-colored marble walls that blend with the colors of the photos: but why lacking in quantity?

I was really lucky to admire the exhibits Giorgia Florio (site) and Donna Ferrato (site), excellent examples of photojournalism, of stories told through photos, where you can appreciate the message and vision that the photographers wanted us to donate.

Another initiative that I really liked was the series of lectures organized so that photographers could describe themselves, their work and their aspirations: the best one was Giulia Florio, another interesting one was the italian winners of the WPP 2010 (pity that almost all were not present, apart from Ausili, whose story about slaughterhouses really hits the stomach).

The remarkable exhibition of Michel Comte (“Not Only Women”) at Lu.c.c.a. (Lucca Center of Contemporary Art): this exhibition arises from an assumption that all too often the fashion portrait, in particular the female one, only has to be studied from iconographic and stylistic points of view. Michel Comte overturns this assumption.

A small slide show of what I have seen exhibitions of LPDF (with music by Depeche Mode) … just click the image above.

Canoa Polo | Canoe Polo

Ciao!

E’ tanto tempo che non posto nulla: purtroppo non avevo nulla di curioso da farvi vedere.

Poi questa estate a Lerici ho assistito ad un torneo di un torneo davvero strano: il Canoa Polo!

Si, ok direte, ma … cosa cavolo è il canoa polo?

[Wikipedia.it] Il Canoa Polo (o kayak polo) si gioca con la palla in uno specchio d’acqua ferma (soprattutto laghi,canali o piscine) in un campo lungo 35 metri e largo 23 metri. La porta è sospesa a 2 metri dal livello dell’acqua e vince chi segna il maggior numero di goal in un tempo totale di 20 minuti per partita.

I cambi sono illimitati, l’importante è che nello specchio d’acqua in cui si gioca ci siano sempre solo 5 giocatori. I kayak per la canoa polo sono specifici per questa specialità e devono avere una lunghezza compresa tra i 2,1 e i 3,1 metri. I kayak da polo sono muniti in punta e coda di protezioni per ammorbidire i potenziali contatti con gli avversari.

La canoa polo é uno sport che unisce alla tecnica canoistica l’acquaticità della pallanuoto e il dinamismo della pallacanestro. Cinque giocatori in canoa cercano di segnare il numero maggiore di reti nella porta della squadra avversaria. La palla viene giocata con la pagaia o con le mani, in un campo di gioco costruito su un tratto di acqua senza corrente.

Bene, ora avete le idee più chiare? Allora guardate il mini slide show in fondo al post!

Hi folks!

This post is about a “strange” sport: Canoe Polo.

What? Canoe Polo?

[Wikipedia.org] The ball, a waterpolo ball, is passed from hand to hand among the players, with some use of the paddle on the ball also allowed. A player in possession can be tackled by being pushed over on the shoulder or back, players may only have the ball in their possession for a maximum of five seconds. Players can ‘dribble’ the ball by throwing it one meter or more, ahead of themselves or sideways into the water. Most of the rules concern the safety of the players involved. For example illegal substitution and entry into the playing area (see below), illegal use of the paddle, illegal action against a capsized player, illegal jostle and illegal screening. Penalties include goal- and sideline throws, free shots, goal penalty shots, and penalty cards.

Substitutions can be made at any time during the game without notifying the referee, the player has to cross the back line before another player can come on. If these rules are not followed a player is nominated by the captain of the offending team to be removed from play (sent off).

Canoe polo is played either indoors in swimming pools or outdoors on a pitch which should measure 35 metres by 23 metres. The edges of the pitch are marked by the sides of the pool, or better, by floating ropes (similar to lane markers in swimming).

There are two referees (one on each side-line) and they are on foot rather than in boats. The score is kept by the scorekeeper and the timekeeper monitors the playing time and sending-off times. The goal lines are monitored by 2 line judges. Before play commences scrutineers check all kit for compliance with regulations

The goals (measuring 1 by 1.5 metres) are a frame with a net, suspended 2 metres above the water. A player, acting as goalie, defends the goal with their paddle by sticking it up vertically, special rules concern the goalie, such as: the attacking team not being able to interfere with or jostle them. The length of the paddles used by the goalies are often longer than those used by other players.

The game is officially played as a 20 minute game consisting of 10 minute halves. The teams swap ends at half-time which is in 10 minutes 🙂 Each half begins with a “sprint” where each team lines up against its goal-line and the ball is thrown into the middle of the pitch by the referee. One player from each team sprints to win possession of the ball.

Click on the image below to start a short slide show about Canoe Polo, all pictures taken at an international meeting at Lerici (La Spezia, Italy) this summer, on my holydays.

slide show – Natura Minima (Minimal Nature)

Natura Minima - ombre

Ciao a tutti.

Questa volta torno alle origini: ho sempre amato le foto di natura, in primis quelle macro. Ho passato i primi anni di fotografia inseguendo insetti, colori, fiori cercando nel particolare una prova della bellezza di quanto è accanto a noi, ogni giorno della nostra vita.

Non preoccupatevi! Non vi ho preparato alcun insetto: ho usato immagini di quello che ogni giorno possiamo vedere e che invece spesso ci sfugge, mentre balliamo la danza ripetitiva della nostra vita.

Concentrandomi su quanto mi circonda spesso ho l’impressione di scollegarmi dalla realtà e raggiungere una grande armonia interiore… che sia simile alla “meditazione”?

Chi s’incammina sulla strada della meditazione può ricorrere al linguaggio della fotografia, così come consiglia il monaco zen Thich Nhat Hanh (clicca qua per saperne di più) quando dice: “I meditanti sanno da sempre di dover usare i loro occhi e il linguaggio del tempo a cui appartengono per esprimere la loro profonda comprensione”.

Buona visione: basta cliccare qui o sull’immagine sopra.

Hi folks.
Just coming back to my roots! I always loved pictures of nature. I spent my first years of photography chasing insects, colors, flowers, looking for the evidence of the beauty of what is around us every day of our lives.
Don’t worry! No macros with spiders or bugs: my slide show is about what lies under our eyes, which are always closed while we sink in the repetitive dance of our life.
Focusing on what surrounds me I often feel disconnected from reality and reach a large inner harmony … it looks like “meditation”?
Who walks the path of meditation can use the language of photography, as recommended monk Thich Nhat Hanh (click here for more) when he says: “The yogis are known for always using their eyes and language of the time they belong to express their deep understanding. “
To look at my slide show just click here or the image above.

Il mio primo lavoro – My first assignment

Hi Folks!

Here’s my first assignment: a multimedia show about the company I work in.

It’s arranged as a reportage, as “a day in the life of” project, and it’s has been used in an international fair in Madrid (CPHI).

It starts from the weighing room and ends with the departure of a truck full of finished products.

Please click on the picture below to get the multimedia show (you may need iTunes or VLC to see it).

Ciao a tutti!

Oggi posto un evento: il mio primo lavoro fotografico-multimediale pensato, fatto e prodotto tutto da me, “in pirsona pirsonalmente” (vedi Catarella, Montalbano e Camilleri).

E’ la presentazione della mia azienda (nel senso di quella dove lavoro) realizzata per una fiera presso Madrid (CPhi), alla quale abbiamo partecipato con uno stand: sintetizzando ho provato a descrivere i processi aziendali come se fosse un reportage, o comunque una storia, comunque ben lontano da fare foto stile “brochure”.

La mia presentazione “girava” in loop su uno schermo da 40″; dietro il desk era presente una gigantografia di una mia foto ripresa in produzione (è la foto postata sotto).

Fate click sulla foto sotto per vedere la presentazione (se non riuscite a vederlo usate iTunes o fate il download di VLC)

Fiale in asepsi