Win Wenders – To Shoot Pictures

Ciao a tutti!

Questa volta vi presento il bellissimo testo sull’atto di fotografare che ha scritto Win Wenders per il suo libro.

Se riuscirete ad arrivare in fondo probabilmente sarete in grado di capire quanto possa essere fortunato chi ama e frequenta la fotografia.

Buona lettura!

“TO SHOOT PICTURES…”
di Wim Wenders (Una volta, ed. Socrates)

“Sparare” fotografie.Quello del fotografare è un atto nel tempo,nel quale qualcosa viene strappato al suo momentoe trasferito in una diversa forma di continuità.Si pensa sempreche ciò che viene strappato al temposi trovi davanti alla macchina fotografica.Ma non è del tutto vero.Fotografare è infatti un atto bidirezionale:in avanti e all’indietro.Certo, si procede anche “all’indietro”.Il paragone non è poi tanto stravagante.Come il cacciatore appoggia il suo fucile,mira alla selvaggina davanti a lui,preme il grilletto,e quando parte il proiettileviene spinto indietro dal contraccolpo,così anche il fotografo viene risospintoverso se stessopremendo il dispositivo dello scatto.Una fotografia è sempre un’immagine duplice:mostra il suo oggettoe – più o meno visibile –dietro”, il “controscatto”:l’immagine di colui che fotografaal momento della ripresa.
Questa controimmagine,presente in ogni fotografia, non viene fissata dall’obiettivo,così come il cacciatore non viene colpito dal suo proiettile,ma ne avverte soltanto il contraccolpo.Cos’è dunque il “contraccolpo” del fotografo?Come viene percepito,come si riproduce nell’immagine fotografata?Che cosa lo rende, per così dire, evidente nella fotografia?In tedesco c’è una parola molto significativaper indicare questo concetto,una parola che conosciamo da contesti del tutto diversi:disposizione. (In tedesco: Einstellung, n.d.t.)
In senso psicologico o morales’intende con essa sottolineare l’atteggiamentocol quale qualcuno “si dispone a qualcosa”,ovvero si prepara a qualcosa per poi ri-prenderla.La “disposizione”è però anche un concetto nella fotografiao nel film,e definisce l’immagine e il suo taglio,ma ancheil modo in cui si dispone la macchina fotograficarispetto ai valori della luce e dei tempi,con i quali l’operatore poi si dispone alla “ripresa”.Naturalmente non è un casoche la stessa parola definisca tanto l’atteggiamentoquanto l’immagine prodotta mediante lo stesso.Ogni “disposizione” (e quindi ogni immagine)riflette la “disposizione” di colui che ha “ripreso” questa immagine.
Al contraccolpo del cacciatorecorrisponde nella fotografiail ritratto, più o meno visibile,di colui che fotografa.Non vengono fissati i tratti del volto,bensì il suo atteggiamento, la sua disposizione verso ciòche gli stava davanti.La macchina fotografica è dunque un occhioche può guardare nel contempo davanti e dietro di sé.Davanti scatta una fotografia,dietro traccia una silhouette dell’animo del fotografo:ovvero coglieattraverso il suo occhio ciò che lo motiva.Una macchina fotografica vede perciò davanti il suo oggetto,e dietro il motivo per cui questo oggetto doveva essere fissato.Mostra le cosee il desiderio di esse.Verso ciò che è davanti assume un atteggiamento,e altrettanto verso ciò che sta dietro.Ecco.Ogni secondo in qualche parte del mondoqualcuno fa uno scatto e fissa qualcosaperché lui, o lei, sono affascinatida una certa luce,da un volto,da un gesto,da un panorama,o da un’atmosfera,o semplicemente perché una situazione doveva essere fissata.Gli oggetti della fotografia,questo è evidente, sono innumerevoli.Ogni secondo li moltiplica di nuovo all’infinito.Ogni istante del fotografare,in qualche parte del mondo, è però unico e incomparabile.Il tempo,il tempo inarrestabile, ne è un garante.Perfino le migliaia e migliaia di istantanee dei turisti,le “photo opportunities” appositamente segnalate,sono, prese in sé, incomparabili e uniche.
Il tempo,perfino nei suoi momenti più banali e lapidari,come nello”scatto” dei turisti, è unico e irripetibile.Ciò che è straordinario in ogni fotografianon è tanto il fattoche là,secondo l’opinione corrente,sarebbe stato “fissato il tempo”,bensì il contrarioche proprio in ogni foto esso torna a dar provadi quanto sia in-arrestabile e continuo.
Ogni foto è una rievocazione della nostra mortalità.Ogni foto tratta della vita e della morte.Ogni foto ha un’aura di sacralità.Ogni foto è più dello sguardo di un uomo,è superiore alle capacità del suo fotografo.Ogni foto è anche un aspetto della creazioneal di fuori del tempo, da una visuale divina.
Di fatto il fotografare (o meglio il poter fotografare)è “troppo bello, per essere vero”.Ma è anche altrettantotroppo vero per essere bello.Perciò fotografare èsempre anche un atto di presunzione e di ribellione.Fotografare insegna l’intemperanza o l’umiltà.(Dietro alle foto veramente “buone” peròsi scorge sempre l’occhio umile).
Se una macchina fotografica riprende dunque in ambedue le direzioni,in avanti e all’indietro, fondendo le due immagini tra loro,in modo che il “dietro” si dissolva nel “davanti”,allora essa permette al fotografo già nell’istante della ripresadi essere davanti, dentro alle cose, e non separato da loro.Attraverso il mirinocolui che fotografa può uscire da séed essere dall’“altra parte”, nel mondo,può meglio comprendere, vedere meglio, sentire meglio, amare di più.(E certo, purtroppo, anche disprezzare di più.C’è anche quello infatti, lo “sguardo cattivo”.)
Ogni fotografia, ogni “Una volta” nel tempo,è anche l’inizio di una storia che comincia con “C’era una volta…”.Ogni foto è anche la prima chiave di un film.Spesso poi il momento successivo, i piccoli progressi,il nuovo scatto, l’immagine che seguesono già uno scovare le traccedel procederedi questa storia nel suo proprio spazio e nel suo proprio tempo.Per me in ogni casoil fotografare era diventato “nel corso del tempo”sempre più uno “scovare le tracce di storie”.
Perciò in questo libro ci sonopiù serie di immaginiche non immagini singole.In ogni seconda immagine ha inizio il montaggio,si muove la storia che si era annunciata nella prima immagine,il suo senso dello spazio si svolge nella direzione che le è propria,lasciando presagire il suo senso del tempo.Talvolta il presunto protagonista si presentain un ruolo del tutto secondario.E talvolta non c’è un personaggio di primo pianoma un paesaggio.Credo fermamente nella forza creativa dei paesagginell’ambito di una storia.
Ci sono paesaggi,siano essi città, luoghi deserti,paesaggi montani, o tratti costieri,che addirittura reclamano a gran voce una storia.Essi evocano le “loro storie”, sì, se le creano.I paesaggipossono essere veramente personaggie le persone che vi compaiono semplici comparse.E poi credo altrettanto fermamente agli accessori.Cosa non può raccontare il giornaleapparentemente dimenticato per caso in una foto!Oppure il cartello pubblicitario sullo sfondo!O la macchina parcheggiata al margine della strada!Una sedia!Come se ne sta lì!Come se proprio ora qualcuno si fosse alzato!Un libro aperto su un tavolo!Il mozzicone di sigaretta sul marciapiede!
Nelle foto le cose possono essere tragiche,terribilmente buffe, divertenti o tristi.Per non parlare dei capi di vestiario!Nulla può apparire più eccitante nelle foto.La calza che scende sulla gamba di un bambino!Il bavero rivoltato di un uomo che si vede solo da dietro!Macchie di sudore! Pieghe!Bottoni che mancano! Cose appena stirate!La storia della vita di una donna riepilogata nel suo vestito!Il dramma di un uomo espresso nel suo cappotto!Il vestiario indica la temperatura di un’immagine,la data, l’ora,periodi di guerra e di pace,periodi intermedi.
E tutto appare sempre e soltanto una volta,e di quell’una volta, la foto fa poi un sempre.Soltanto attraverso la fotografia il tempo diventa visibile,e nel tempo, tra la prima fotografia e la secondaappare la storia,che senza queste due foto sarebbe caduta nell’obliodi un altro sempre.Così come io mentre fotografavovolevo perdermi fuori, nel mondo e dentro alle cose,allo stesso modo ora il mondo e le cose scaturiscono dalla fotografiaper entrare in me (o in ogni altro osservatore)e là vogliono continuare ad agire.Soltanto “là” nascono le storie,lànell’occhio di colui che osserva.
Spero che questo libro di fotografiediventi un libro di storie.Non lo è ancora, ma lo può diventareattraverso chiunque abbia vogliadi ascoltare il suo vedere.

Hi all!

This time no pictures: words only!

Some great thougths by Win Wenders about shooting pictures: I like every single word!

“TO SHOOT PICTURES…”
by Wim Wenders

To shoot pictures.
Taking pictures is an act in time,
in which something is snapped out of its own time
and transferred into a different kind of duration.
It is commonly assumed
that whatever is captured in this act
lies IN FRONT OF the camera.
But that is not true.
Taking pictures is an act in two directions:
Forwards
 AND backwards.
Yes, taking pictures also “backfires”.
This isn’t even too lame a comparison.
Just as the hunter lifts his rifle,
aims at the deer in front of him,
pulls the trigger,
and, when the bullet departs from the muzzle,
is thrown backwards by the recoil,
the photographer, likewise, is thrown backwards,
onto himself,
when releasing the shutter.
A photograph is always a double image,
showing, at first glance, its subject,
but at a second glance – more or less visible,
”hidden behind it”, so to speak,
the “reverse angle”:
the picture of the photographer
in action.

Just as the hunter is not struck by the bullet, though,
but only feels the recoil of the explosion,
this counter-image contained in every photograph
is not actually captured by the lens, either.
(Yet it remains somehow inextricably in the picture,
as an invisible impression of the photographer
that even gets developed within the dark room chemistry …)

To shoot pictures.
Taking pictures is an act in time,
in which something is snapped out of its own time
and transferred into a different kind of duration.
It is commonly assumed
that whatever is captured in this act
lies IN FRONT OF the camera.
But that is not true.
Taking pictures is an act in two directions:
Forwards
AND backwards.
Yes, taking pictures also “backfires”.
This isn’t even too lame a comparison.
Just as the hunter lifts his rifle,
aims at the deer in front of him,
pulls the trigger,
and, when the bullet departs from the muzzle,
is thrown backwards by the recoil,
the photographer, likewise, is thrown backwards,
onto himself,
when releasing the shutter.
A photograph is always a double image,
showing, at first glance, its subject,
but at a second glance – more or less visible,
”hidden behind it”, so to speak,
the “reverse angle”:
the picture of the photographer
in action.Just as the hunter is not struck by the bullet, though,
but only feels the recoil of the explosion,
this counter-image contained in every photograph
is not actually captured by the lens, either.
(Yet it remains somehow inextricably in the picture,
as an invisible impression of the photographer
that even gets developed within the dark room chemistry…)

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short story – La Stazione (Train Station), Wislawa Szymborska

Ciao a tutti.

Questo post segna l’inizio di un nuovo progetto che si può riassumere in “sposare le foto con la poesia”.

Girovagando su Internet ho scoperto una poetessa polacca Wislawa Szymborska, poetessa che è stata anche Nobel per la letteratura nel 1996.

Sono rimasto folgorato dalla sua arte, di cui potete trovare un estratto nel sito The Dark Side.

Allora mi sono deciso, e ho preso una delle sue poesie, La Stazione, ed ho pensato come poter affiancare delle foto a questa meravigliosa poesia.

Se volete potete fare click sulla foto in fondo e dare un’occhiata sul risultato del mio multimediale: aspetto commenti!

Se non riuscite a vedere un bel niente (si dovrebbe vedere meglio con Internet Explorer che con Firefox) allora tiratevi giù il file da qua.

—————————–

Hi all!

This is a new beginning: a brand new project for Christmas!

I love poetry and surfing the Net I found some terrific poems by Wislawa Szymborska, a polish poet, who won the Nobel Prize on 1996.

You may find a lot of her work here.

So I decided to make my pictures meet her poems creating a new multimedia: just click on the picture below (best viewed with Internet Explorer) or download it from here.

You may find the poem Train Station here: it’s the first try, so let me know your comments!

Wislawa Szymborska © Foto PAP

La mia ultima mostra – My last exibition (Part 2)

Come promesso fate un click sotto per vedere la mia “sfortunata mostra” di Milano… grazie!

Hi all!

I’m here again to introduce the slide show of my last exibition in Milan.

It was an disappointing experience: a two-days event, a long and stressful trip from Lucca to Milan … for what? Around 20-30 guys… Too bad!

Anyway, please click the picture below and you’ll be another “virtual” guy visiting my exibition… thank you!

Mostra a Milano

Mostra a Milano

slide show – Villa Ginori – Massarosa (Lucca)

New post about another awesome place in the province of Lucca.
It’s a villa in front of the lake of Massaciuccoli.

The villa Ginori-Lisci in the zone “La Piaggetta”, was restored at the end of the last century: its structure and details, in that Tuscan neo-Gothic style so much liked by Puccini, evoke the characters of the surrounding countryside. The villa was much visited by the composer even in after years, above all for the affection he bore Bianca Maria, daughter of Carlo and Anna, whom he had seen as a child and whom he considered to have a refined musical judgement (he would often ask her opinion on his latest operas and never failed to get her tickets for various theatres).

Click the picture below to start an audio slide show.

Villa Ginori è fra le più belle residenze storiche presenti sul territorio lucchese. Fu acquistata nel 1887 dal marchese Carlo Ginori Lisci che la trasformò ben presto in circolo culturale di campagna, tra i cui assidui frequentatori ci fu anche il maestro Giacomo Puccini.
Villa Ginori deve gran parte della sua fama tanto ai richiami esotici della sua architettura che al suo romantico imbarcadero e al giardino semitropicale dove si trova un raro assortimento di piante e palme provenienti dall’Oriente, dai Tropici e dal Sud America .
Adiacente alla villa c’è l’imbarcadero dalla cui darsena partivano i barchini diretti verso i fossi e il lago di Massaciuccoli.

Grazie alla passione sempre viva per la caccia sul lago Puccini aveva istaurato un rapporto di amicizia molto profondo con il marchese Carlo Ginori-Lisci, proprietario della villa omonima alla Piaggetta. Il rosso paramento e i profili polilobati delle aperture in stile ‘toscano neogotico’, che caratterizzavano l’edificio, furono così graditi a Puccini da sceglierli per le ville di Chiatri e poi di Viareggio. La villa Ginori-Lisci fu molto frequentata dal compositore anche più avanti, soprattutto per l’affetto che lo legò a Bianca Maria, figlia di Carlo, che aveva visto bambina e che riteneva una raffinata intenditrice di musica.

Clikkate l’immagine sotto per vedere alcune foto della villa.

slide show – Lucca, something different (Italy) – part II

Here’s the second part of my “different point of view” about Lucca, where I live (the first part is here)

This time I made a small slide show with narration, I’m evolving (IMHO, at least!).

A big thank to Francesca Gasperini for collecting “audio poems” in her web site: there I borrowed a nice poem by Giovanni Pascoli, “il Gelsomino Notturno” (“the Night Jasmin”).

Please click on the image below to start a small slide show with audio.

luccabynite_blog.jpg