Is Apple God?

[Fool.tv]

Everyone knows that Apple (Nasdaq: AAPL) has an insanely passionate following of shareholders and customers. Today, there may be confirmation that that passion has gone a bit too far.

According to a recent paper published by college professors at York University and San Francisco State University, the Apple community is starting to much more closely resemble a religion (or even a cult) than a typical Fortune 500 Company. Yes, it’s getting weird.

Fool Nick Kapur adds his two cents on fanatical Apple fanboys, and explains why this isn’t such a blasphemous situation. He says plenty of companies have devoted followers, including Starbucks (Nasdaq: SBUX) and American Express (NYSE: AXP), and they all have one thing in common: very successful stocks.

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slide show – Natura Minima (Minimal Nature)

Natura Minima - ombre

Ciao a tutti.

Questa volta torno alle origini: ho sempre amato le foto di natura, in primis quelle macro. Ho passato i primi anni di fotografia inseguendo insetti, colori, fiori cercando nel particolare una prova della bellezza di quanto è accanto a noi, ogni giorno della nostra vita.

Non preoccupatevi! Non vi ho preparato alcun insetto: ho usato immagini di quello che ogni giorno possiamo vedere e che invece spesso ci sfugge, mentre balliamo la danza ripetitiva della nostra vita.

Concentrandomi su quanto mi circonda spesso ho l’impressione di scollegarmi dalla realtà e raggiungere una grande armonia interiore… che sia simile alla “meditazione”?

Chi s’incammina sulla strada della meditazione può ricorrere al linguaggio della fotografia, così come consiglia il monaco zen Thich Nhat Hanh (clicca qua per saperne di più) quando dice: “I meditanti sanno da sempre di dover usare i loro occhi e il linguaggio del tempo a cui appartengono per esprimere la loro profonda comprensione”.

Buona visione: basta cliccare qui o sull’immagine sopra.

Hi folks.
Just coming back to my roots! I always loved pictures of nature. I spent my first years of photography chasing insects, colors, flowers, looking for the evidence of the beauty of what is around us every day of our lives.
Don’t worry! No macros with spiders or bugs: my slide show is about what lies under our eyes, which are always closed while we sink in the repetitive dance of our life.
Focusing on what surrounds me I often feel disconnected from reality and reach a large inner harmony … it looks like “meditation”?
Who walks the path of meditation can use the language of photography, as recommended monk Thich Nhat Hanh (click here for more) when he says: “The yogis are known for always using their eyes and language of the time they belong to express their deep understanding. “
To look at my slide show just click here or the image above.

All change! La nostra prima vacanza sulla neve (updated)

Cimoncino nebbioso

25/02/2010

Buonasera a tutti! Ci siamo, o meglio ci siamo quasi: e’ la vigilia della partenza per la nostra prima vacanza sulla neve. Come fai a trovare il tempo di scrivere con tutti i preparativi da fare, direte voi? Nessun problema, visto che mi sono rassegnato a mettere in pratica la migliore strategia per preparare tutto quanto necessario: la piu’ totale improvvisazione! Sto raccogliendo indumenti qua e la’, li porto un po’ in giro per la casa e poi li ripongo la’ e qua, quasi mai in valigia, pero’… Anche perche’ non ho preso ancora nessuna valigia, visto che non abbiamo deciso quale prendere. Ma allora fatti guidare dalla moglie! A parte che sono piu’ bravo io a fare le valigie (tanto che mia moglie mi ha eletto rompipalle dell’anno), dovete sapere che proprio stasera doveva andare ad una riunione con i catechisti dei nostri figli, e quindi tutto e’ passato in secondo piano. Gia’, cosa mai e’ piu’ importante di una riunione del genere? Va la’, che se vado avanti a parlarne non basteranno tutte le preghiere che fara’ stasera per lasciarmi la fioca possibilita’ di guadagnarmi almeno il purgatorio. Per adesso e’ tutto. Ci sentiamo domani.

26/02/2010

Sono le 10 e stiamo per partire: bagaglio fatto e caricato in macchina, figli vestiti e caricati in macchina, genitori … Ok, ci siamo anche noi! Il tempo di accendere il motore e una piccola ma significativa bufera si abbatte su di noi: Fantozzi non e’ un’invenzione, e’ la pura certezza! Fino a Pistoia la pioggia fa da padrona, appena si incomincia a salire viene sostituita da un nebbione stile. Milano: ho ormai le traveggole, tanto che mi sembra di veder spuntare dalla nebbia la Moratti vestita da vigile urbano. Mi sa che la roba che assumo giornalmente non e’ più così buona come una volta! Comunque sia dopo 2 orette e mezza siamo a Fanano, meta del nostro viaggio, forse. Eh si, il forse e’ d’obbligo visto che l’agriturismo dove dovremmo pernottare risulta poi essere poco sotto il K2, vista la strada che dobbiamo ancora fare per raggiungerlo. Alla fine si scopre che è lungo la strada per il Cimoncino e quindi dopo un pò ci arriviamo. Gran bel posto (seguiranno le foto), bellissimo rustico riadattato con maneggio e altre amenità. Una volta presa la camera ci cambiamo e via verso le piste da sci … Peccato che nessuno di noi sappia sciare! Niente paura: hanno inventato lo slittino. Abbiamo “slittato” per circa 2 ore e alla fine eravamo pronti per le olimpiadi, specialità “Bob alla come viene viene”. Contenti e felici siamo ritornati all’agriturismo pronti per la cena: una doccia e via nella sala da pranzo forchetta in mano. Una nota sulla cena prima di salutarvi e passare ai racconti di domani: ravioli di spinaci al burro e salvia, seguiti da salsicce in umido con fagioli. Dormirò stanotte?

27/02/2010

Non ho dormito. Sarà stato il fantasma del colesterolo che cercava l’omega3 travestito da salsiccia, sarà stato Andrea che credeva di essere l’omega3 e correva e urlava, fatto sta che mi sono svegliato alle 5 e verso le 6 si è svegliato anche l’omega3, ops volevo dire Andrea. A stretto giro anche gli altri hanno salutato il nuovo giorno. Peccato che la colazione sarebbe stata servita solo dalle 8: che fare per più di un’ora? Ancora una volta le scorte alimentari portate dalla moglie si sono rivelate preziose: Andrea, il più affamato, ha fatto una sorta di pre-colazione, permettendo alle mie palle di diminuire la velocità di rotazione riducendo quindi l’energia dispersa per attrito, ottima cosa alla luce degli avvenimenti che sarebbero accaduti qualche ora dopo. Dopo aver consumato la vera colazione ci prepariamo per la nuova giornata durante la quale i 3 pupi più grandi avrebbero avuto la loro prima lezione di sci, alle 13.30 in punto. Arriviamo al baby parking, luogo dove ieri avevamo riscosso i primi successi nel bob, e dopo poco la famiglia Grandi assume la seguente configurazione: 1) Francesco, Elena e Ilaria vanno di slittino con una determinazione che poche altre volte ho riscontrato in loro; 2) Andrea sempre in braccio a sua madre e piangente appena si allontanava; 3) il sottoscritto con il tachimetro in mano a verificare se la velocità di rotazione delle summenzionate avesse raggiunto un nuovo record (vi anticipo la curiosità: non ho battuto il record, stabilito più di 3 anni fa, alla notizia che sarei diventato un quadri-babbo). Tempo di rallegrarmene, e subito avviene il patatrac: Ilaria decide che il livello di confidenza con lo slittino le potrebbe permettere anche di conseguire il brevetto di volo militare abilitato alla guida di un F15, e quindi le succede di volare oltre un trampolino di neve ricadendo in modo duro e scomposto sulla neve. Mi sono sentito morire: tanto secco è stato il colpo che per un breve momento non è riuscita a respirare più. Si è ripresa poco dopo, thanks God, ma ho dovuto riportarla dolorante e piangente in camera per verificare se tutto andasse bene. Le ho fatto anche un bell’impacco di neve fresca per lenire il dolore. Comunque sia si è ripresa bene tanto che nel pomeriggio, insieme ai fratelli, è andata a lezione di sci, la prima lezione della loro vita. Vi descrivo la scena: il solito maestro di sci belloccio (Loris, da pronunciare con la s emiliana), 3 pupi perplessi ma molto concentrati (in particolar modo nel tentativo di essere più bravi degli altri fratelli) e un tipo un pò coglionazzo che assiste alla lezione distribuendo inutili incoraggiamenti … Vi lascio indovinare chi potesse essere. Devo dire che più invecchio e più assomiglio a Furio, il personaggio francamente cagacazzo del film di Verdone. Ritorniamo alla lezione: tutto bene, sembra proprio che ai 3 della banda sia piaciuta … Salutiamo Loris e subito i 3 prendono gli sci e si mettono ad allenarsi, direte voi … Nooo, subito tutti si sono ripresi gli slittini e si sono lanciati giù nella pista, mentre Andrea continuava a recitare con professionalità il ruolo di koala aggrappato al suo bell’albero. In qualche modo la giornata sulla neve si conclude con l’organizzazione di un’altra ora di sci per il giorno dopo e una scappata a Fanano per un bel gelato. Sorvolo sulla cena, visto che i 4 energumeni avevano così sonno che avrebbero dormito anche davanti al dolce più succulento.

28/02/2010

Il terrore si impadronisce della banda: piove! Già dalle prime ore del giorno mia moglie ed io ci accorgiamo che rischiamo di dover passare passare buona parte del giorno all’agriturismo in preda alla noia, visto che i padroni si sono rifiutati di prendere la banda, koala escluso, come spalatori di letame per la stalla. Ed allora ci si rassegna: ci cambiamo ed andiamo sulla neve. Risultato? Bimbi fradici ma felici e babbo collassato nel gelo, nebbia e pioggia (ricordate Fantozzi nella partita di tennis con Filini?). Tutta questa sofferenza fino alle 15.30, momento in cui la banda decide che ne hanno abbastanza tutti e permette la discesa valle in agriturismo. Dopo poco la banda ricomnicia a smaniare e quindi decido di portarli al paese più vicino, Fanano, per un gelato e affini. Peccato che la nebbia nel frattempo fosse scesa a valle: vi lascio immaginare la comodità nel guidare in stradine di montagna percorse un paio di volte al massimo. Ormai la vacanza è alla fine: domani si riparte, e devo dire che la banda si è molto divertita, e noi siamo stati abbastanza bene, a parte il koala e il freddo.

Sicuramente si rifarà, un giorno!

Monte Cimone di notte

Win Wenders – To Shoot Pictures

Ciao a tutti!

Questa volta vi presento il bellissimo testo sull’atto di fotografare che ha scritto Win Wenders per il suo libro.

Se riuscirete ad arrivare in fondo probabilmente sarete in grado di capire quanto possa essere fortunato chi ama e frequenta la fotografia.

Buona lettura!

“TO SHOOT PICTURES…”
di Wim Wenders (Una volta, ed. Socrates)

“Sparare” fotografie.Quello del fotografare è un atto nel tempo,nel quale qualcosa viene strappato al suo momentoe trasferito in una diversa forma di continuità.Si pensa sempreche ciò che viene strappato al temposi trovi davanti alla macchina fotografica.Ma non è del tutto vero.Fotografare è infatti un atto bidirezionale:in avanti e all’indietro.Certo, si procede anche “all’indietro”.Il paragone non è poi tanto stravagante.Come il cacciatore appoggia il suo fucile,mira alla selvaggina davanti a lui,preme il grilletto,e quando parte il proiettileviene spinto indietro dal contraccolpo,così anche il fotografo viene risospintoverso se stessopremendo il dispositivo dello scatto.Una fotografia è sempre un’immagine duplice:mostra il suo oggettoe – più o meno visibile –dietro”, il “controscatto”:l’immagine di colui che fotografaal momento della ripresa.
Questa controimmagine,presente in ogni fotografia, non viene fissata dall’obiettivo,così come il cacciatore non viene colpito dal suo proiettile,ma ne avverte soltanto il contraccolpo.Cos’è dunque il “contraccolpo” del fotografo?Come viene percepito,come si riproduce nell’immagine fotografata?Che cosa lo rende, per così dire, evidente nella fotografia?In tedesco c’è una parola molto significativaper indicare questo concetto,una parola che conosciamo da contesti del tutto diversi:disposizione. (In tedesco: Einstellung, n.d.t.)
In senso psicologico o morales’intende con essa sottolineare l’atteggiamentocol quale qualcuno “si dispone a qualcosa”,ovvero si prepara a qualcosa per poi ri-prenderla.La “disposizione”è però anche un concetto nella fotografiao nel film,e definisce l’immagine e il suo taglio,ma ancheil modo in cui si dispone la macchina fotograficarispetto ai valori della luce e dei tempi,con i quali l’operatore poi si dispone alla “ripresa”.Naturalmente non è un casoche la stessa parola definisca tanto l’atteggiamentoquanto l’immagine prodotta mediante lo stesso.Ogni “disposizione” (e quindi ogni immagine)riflette la “disposizione” di colui che ha “ripreso” questa immagine.
Al contraccolpo del cacciatorecorrisponde nella fotografiail ritratto, più o meno visibile,di colui che fotografa.Non vengono fissati i tratti del volto,bensì il suo atteggiamento, la sua disposizione verso ciòche gli stava davanti.La macchina fotografica è dunque un occhioche può guardare nel contempo davanti e dietro di sé.Davanti scatta una fotografia,dietro traccia una silhouette dell’animo del fotografo:ovvero coglieattraverso il suo occhio ciò che lo motiva.Una macchina fotografica vede perciò davanti il suo oggetto,e dietro il motivo per cui questo oggetto doveva essere fissato.Mostra le cosee il desiderio di esse.Verso ciò che è davanti assume un atteggiamento,e altrettanto verso ciò che sta dietro.Ecco.Ogni secondo in qualche parte del mondoqualcuno fa uno scatto e fissa qualcosaperché lui, o lei, sono affascinatida una certa luce,da un volto,da un gesto,da un panorama,o da un’atmosfera,o semplicemente perché una situazione doveva essere fissata.Gli oggetti della fotografia,questo è evidente, sono innumerevoli.Ogni secondo li moltiplica di nuovo all’infinito.Ogni istante del fotografare,in qualche parte del mondo, è però unico e incomparabile.Il tempo,il tempo inarrestabile, ne è un garante.Perfino le migliaia e migliaia di istantanee dei turisti,le “photo opportunities” appositamente segnalate,sono, prese in sé, incomparabili e uniche.
Il tempo,perfino nei suoi momenti più banali e lapidari,come nello”scatto” dei turisti, è unico e irripetibile.Ciò che è straordinario in ogni fotografianon è tanto il fattoche là,secondo l’opinione corrente,sarebbe stato “fissato il tempo”,bensì il contrarioche proprio in ogni foto esso torna a dar provadi quanto sia in-arrestabile e continuo.
Ogni foto è una rievocazione della nostra mortalità.Ogni foto tratta della vita e della morte.Ogni foto ha un’aura di sacralità.Ogni foto è più dello sguardo di un uomo,è superiore alle capacità del suo fotografo.Ogni foto è anche un aspetto della creazioneal di fuori del tempo, da una visuale divina.
Di fatto il fotografare (o meglio il poter fotografare)è “troppo bello, per essere vero”.Ma è anche altrettantotroppo vero per essere bello.Perciò fotografare èsempre anche un atto di presunzione e di ribellione.Fotografare insegna l’intemperanza o l’umiltà.(Dietro alle foto veramente “buone” peròsi scorge sempre l’occhio umile).
Se una macchina fotografica riprende dunque in ambedue le direzioni,in avanti e all’indietro, fondendo le due immagini tra loro,in modo che il “dietro” si dissolva nel “davanti”,allora essa permette al fotografo già nell’istante della ripresadi essere davanti, dentro alle cose, e non separato da loro.Attraverso il mirinocolui che fotografa può uscire da séed essere dall’“altra parte”, nel mondo,può meglio comprendere, vedere meglio, sentire meglio, amare di più.(E certo, purtroppo, anche disprezzare di più.C’è anche quello infatti, lo “sguardo cattivo”.)
Ogni fotografia, ogni “Una volta” nel tempo,è anche l’inizio di una storia che comincia con “C’era una volta…”.Ogni foto è anche la prima chiave di un film.Spesso poi il momento successivo, i piccoli progressi,il nuovo scatto, l’immagine che seguesono già uno scovare le traccedel procederedi questa storia nel suo proprio spazio e nel suo proprio tempo.Per me in ogni casoil fotografare era diventato “nel corso del tempo”sempre più uno “scovare le tracce di storie”.
Perciò in questo libro ci sonopiù serie di immaginiche non immagini singole.In ogni seconda immagine ha inizio il montaggio,si muove la storia che si era annunciata nella prima immagine,il suo senso dello spazio si svolge nella direzione che le è propria,lasciando presagire il suo senso del tempo.Talvolta il presunto protagonista si presentain un ruolo del tutto secondario.E talvolta non c’è un personaggio di primo pianoma un paesaggio.Credo fermamente nella forza creativa dei paesagginell’ambito di una storia.
Ci sono paesaggi,siano essi città, luoghi deserti,paesaggi montani, o tratti costieri,che addirittura reclamano a gran voce una storia.Essi evocano le “loro storie”, sì, se le creano.I paesaggipossono essere veramente personaggie le persone che vi compaiono semplici comparse.E poi credo altrettanto fermamente agli accessori.Cosa non può raccontare il giornaleapparentemente dimenticato per caso in una foto!Oppure il cartello pubblicitario sullo sfondo!O la macchina parcheggiata al margine della strada!Una sedia!Come se ne sta lì!Come se proprio ora qualcuno si fosse alzato!Un libro aperto su un tavolo!Il mozzicone di sigaretta sul marciapiede!
Nelle foto le cose possono essere tragiche,terribilmente buffe, divertenti o tristi.Per non parlare dei capi di vestiario!Nulla può apparire più eccitante nelle foto.La calza che scende sulla gamba di un bambino!Il bavero rivoltato di un uomo che si vede solo da dietro!Macchie di sudore! Pieghe!Bottoni che mancano! Cose appena stirate!La storia della vita di una donna riepilogata nel suo vestito!Il dramma di un uomo espresso nel suo cappotto!Il vestiario indica la temperatura di un’immagine,la data, l’ora,periodi di guerra e di pace,periodi intermedi.
E tutto appare sempre e soltanto una volta,e di quell’una volta, la foto fa poi un sempre.Soltanto attraverso la fotografia il tempo diventa visibile,e nel tempo, tra la prima fotografia e la secondaappare la storia,che senza queste due foto sarebbe caduta nell’obliodi un altro sempre.Così come io mentre fotografavovolevo perdermi fuori, nel mondo e dentro alle cose,allo stesso modo ora il mondo e le cose scaturiscono dalla fotografiaper entrare in me (o in ogni altro osservatore)e là vogliono continuare ad agire.Soltanto “là” nascono le storie,lànell’occhio di colui che osserva.
Spero che questo libro di fotografiediventi un libro di storie.Non lo è ancora, ma lo può diventareattraverso chiunque abbia vogliadi ascoltare il suo vedere.

Hi all!

This time no pictures: words only!

Some great thougths by Win Wenders about shooting pictures: I like every single word!

“TO SHOOT PICTURES…”
by Wim Wenders

To shoot pictures.
Taking pictures is an act in time,
in which something is snapped out of its own time
and transferred into a different kind of duration.
It is commonly assumed
that whatever is captured in this act
lies IN FRONT OF the camera.
But that is not true.
Taking pictures is an act in two directions:
Forwards
 AND backwards.
Yes, taking pictures also “backfires”.
This isn’t even too lame a comparison.
Just as the hunter lifts his rifle,
aims at the deer in front of him,
pulls the trigger,
and, when the bullet departs from the muzzle,
is thrown backwards by the recoil,
the photographer, likewise, is thrown backwards,
onto himself,
when releasing the shutter.
A photograph is always a double image,
showing, at first glance, its subject,
but at a second glance – more or less visible,
”hidden behind it”, so to speak,
the “reverse angle”:
the picture of the photographer
in action.

Just as the hunter is not struck by the bullet, though,
but only feels the recoil of the explosion,
this counter-image contained in every photograph
is not actually captured by the lens, either.
(Yet it remains somehow inextricably in the picture,
as an invisible impression of the photographer
that even gets developed within the dark room chemistry …)

To shoot pictures.
Taking pictures is an act in time,
in which something is snapped out of its own time
and transferred into a different kind of duration.
It is commonly assumed
that whatever is captured in this act
lies IN FRONT OF the camera.
But that is not true.
Taking pictures is an act in two directions:
Forwards
AND backwards.
Yes, taking pictures also “backfires”.
This isn’t even too lame a comparison.
Just as the hunter lifts his rifle,
aims at the deer in front of him,
pulls the trigger,
and, when the bullet departs from the muzzle,
is thrown backwards by the recoil,
the photographer, likewise, is thrown backwards,
onto himself,
when releasing the shutter.
A photograph is always a double image,
showing, at first glance, its subject,
but at a second glance – more or less visible,
”hidden behind it”, so to speak,
the “reverse angle”:
the picture of the photographer
in action.Just as the hunter is not struck by the bullet, though,
but only feels the recoil of the explosion,
this counter-image contained in every photograph
is not actually captured by the lens, either.
(Yet it remains somehow inextricably in the picture,
as an invisible impression of the photographer
that even gets developed within the dark room chemistry…)

short story – La Stazione (Train Station), Wislawa Szymborska

Ciao a tutti.

Questo post segna l’inizio di un nuovo progetto che si può riassumere in “sposare le foto con la poesia”.

Girovagando su Internet ho scoperto una poetessa polacca Wislawa Szymborska, poetessa che è stata anche Nobel per la letteratura nel 1996.

Sono rimasto folgorato dalla sua arte, di cui potete trovare un estratto nel sito The Dark Side.

Allora mi sono deciso, e ho preso una delle sue poesie, La Stazione, ed ho pensato come poter affiancare delle foto a questa meravigliosa poesia.

Se volete potete fare click sulla foto in fondo e dare un’occhiata sul risultato del mio multimediale: aspetto commenti!

Se non riuscite a vedere un bel niente (si dovrebbe vedere meglio con Internet Explorer che con Firefox) allora tiratevi giù il file da qua.

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Hi all!

This is a new beginning: a brand new project for Christmas!

I love poetry and surfing the Net I found some terrific poems by Wislawa Szymborska, a polish poet, who won the Nobel Prize on 1996.

You may find a lot of her work here.

So I decided to make my pictures meet her poems creating a new multimedia: just click on the picture below (best viewed with Internet Explorer) or download it from here.

You may find the poem Train Station here: it’s the first try, so let me know your comments!

Wislawa Szymborska © Foto PAP

Il mio primo lavoro – My first assignment

Hi Folks!

Here’s my first assignment: a multimedia show about the company I work in.

It’s arranged as a reportage, as “a day in the life of” project, and it’s has been used in an international fair in Madrid (CPHI).

It starts from the weighing room and ends with the departure of a truck full of finished products.

Please click on the picture below to get the multimedia show (you may need iTunes or VLC to see it).

Ciao a tutti!

Oggi posto un evento: il mio primo lavoro fotografico-multimediale pensato, fatto e prodotto tutto da me, “in pirsona pirsonalmente” (vedi Catarella, Montalbano e Camilleri).

E’ la presentazione della mia azienda (nel senso di quella dove lavoro) realizzata per una fiera presso Madrid (CPhi), alla quale abbiamo partecipato con uno stand: sintetizzando ho provato a descrivere i processi aziendali come se fosse un reportage, o comunque una storia, comunque ben lontano da fare foto stile “brochure”.

La mia presentazione “girava” in loop su uno schermo da 40″; dietro il desk era presente una gigantografia di una mia foto ripresa in produzione (è la foto postata sotto).

Fate click sulla foto sotto per vedere la presentazione (se non riuscite a vederlo usate iTunes o fate il download di VLC)

Fiale in asepsi